VintageComics.it intervista Alberto Becattini

 

 

Alberto Becattini è una delle figure di riferimento italiane ed internazionali per quanto riguarda lo studio e la ricerca sugli autori ed i fumetti Disney, ma non solo, estendendo i suoi interessi su tutto il campo dei "funny animals" statunitensi. Si occupa di curare per i maggiori editori italiani le pubblicazioni delle serie Disney "storiche", come ha fatto ad esempio per la recente riproposizione integrale del Topolino di Gottfredson per il Corriere della Sera. E' autore di innumerevoli saggi ed articoli pubblicati su tutte le maggiori riviste del settore.
In questa breve intervista abbiamo voluto trascendere un po' dallo specifico Disney e conoscere un po' di più la persona, provando a tracciare se pur brevemente un ritratto che va al di la dello storico e attiene più al collezionista.

 

Immagino che ai fumetti si sia avvicinato da ragazzo, come quasi tutti noi. Quando nasce la passione che trasforma la semplice lettura in voglia di approfondire, capire, studiare il media fumetto?

È accaduto abbastanza presto. Già a 10 anni circa stilavo le prime cronologie, e inviavo lettere ai Fratelli Spada Editori comunicando loro i nomi dei misteriosi disegnatori di Mandrake, l'Uomo Mascherato, ecc. Il bello è che me ne pubblicarono almeno un paio…

Quali erano i fumetti che leggeva da piccolo? Si è trovato la strada aperta da una situazione familiare favorevole o si è scontrato contro il luogo comune dei "giornalini roba da fanciulli"?

Leggevo soprattutto "Topolino", "Almanacco Topolino" e "Albi della Rosa", ma anche "Albi del Falco" (Nembo Kid), "Picchiarello" e poi "Diabolik", "Kriminal", "Satanik"… Fortunatamente nella mia famiglia si era sempre letto tanto, e mio padre da ragazzo era un accanito lettore di fumetti. E' stato lui a farmi appassionare ai fumetti avventurosi USA quali Mandrake, The Phantom, Flash Gordon… Ricordo ancora quando mi comprò il primo "Gordon" Spada nel 1964, "Il razzo celeste del Dottor Zarro"… Aveva una copertina bellissima. Non ho mai pensato che i fumetti fossero "roba da ragazzini", anche se non ho mai prestato grande attenzione ai fumetti del "Corriere dei Piccoli", né - lo confesso - a Jacovitti piuttosto che a Soldino, Trottolino, Geppo & Co. Questo perché non sono mai stato particolarmente affascinato dal fumetto umoristico… Fanno tuttavia eccezione i comics Disney e in generale quelli tratti dai cartoni animati (Bugs Bunny, Yogi Bear, The Flintstones). Chissà perché… Dimenticavo: l'acquisto di "S.O.S. Meteore" ("Classici dell'Audacia"), ancora nel 1964, fu una vera e propria rivelazione… Ancor oggi considero le avventure di Blake & Mortimer di Jacobs tra i capolavori assoluti del fumetto.

Lei è senza dubbio uno dei massimi esperti del mondo Disney e del mondo "funny" americano, le bibliografie che riesce a stilare sono dei gioielli. Per poter arrivare a questi risultati possiederà una collezione di comics vastissima. Da quanto tempo ha iniziato a costruire la sua biblioteca? È tutta su carta o usa anche i supporti digitali? Mi incuriosisce anche il sistema di classificazione, orientarsi non deve essere una cosa semplice!

Colleziono fumetti pubblicati in Italia dal 1960 o giù di lì, praticamente da quando ho imparato a leggere e scrivere. Inoltre colleziono comics americani dal novembre 1967… Il primo albo USA che ho comperato era un numero di "The Brave and the Bold" con Batman e Metamorpho. Da allora non ho più smesso. Ho poi preso a collezionare sistematicamente gli albi Disney USA e, più in generale, le testate funny animal, dal 1970 o giù di lì. Oggi ho qualche migliaio di comic books di quasi tutte le case editrici, ma le mie preferite restano Dell/Western, DC e Fiction House. Ho pochissimo materiale su supporto digitale. Sono un vero e proprio "animale da carta", non so farne a meno. Per quanto riguarda la schedatura, su computer ho messo in lista tutti gli albi, le riviste e i volumi USA che ho, ma per il resto diciamo che vado a memoria. In realtà, ricordo dove e quando ho acquistato quasi tutti i fumetti che possiedo.

Lei ha collaborato e collabora con tante realtà dell'editoria fumettistica, e non solo "di nicchia"; ho trovato notevoli i suoi contributi ad esempio nell'opera dedicata a Gottfredson. È un impegno notevole che richiede un ingente impegno di risorse sia temporali che materiali. In questa Italia all'apparenza così superficiale culturalmente, fatta di reality, veline e tronisti, questo lavoro sul fumetto paga? E non solo economicamente...

Se andiamo a paragonare le retribuzioni di sedicenti attori e intrattenitori TV con quelle di noi "filologi del fumetto", ovviamente non c'è confronto. Il lavoro su Gottfredson è stato a dir poco monumentale e di conseguenza ben retribuito, ma in generale il compenso è l'ultimo dei miei pensieri. Questo non perché io sia ricco (sono un insegnante di inglese nella scuola secondaria statale con il suo dignitoso stipendio), ma perché pubblicare i miei scritti è per me un sogno diventato realtà. Ancor oggi che ho la bellezza di 56 anni, la maggior parte delle mie collaborazioni è resa a titolo gratuito.

Ricorda un articolo da lei scritto che le costò particolare fatica?

Domanda difficile… Tutti gli articoli che scrivo mi costano fatica, perché prima della vera e propria stesura c'è la parte preparatoria, che può richiedere anche giorni di ricerche. È sempre faticoso scrivere, sempre di più con l'età che avanza. Ci sono poi dei giorni nei quali non ho né la forza, né la voglia di scrivere. Altri, invece, in cui posso tirar giù anche 30 cartelle in un colpo solo… Con questo, non voglio dire che scrivere di fumetti sia un'arte, ma certo è necessaria la giusta ispirazione. In realtà diciamo che io gioco abbastanza sul sicuro, perché di regola scrivo soltanto di quello che mi piace e che conosco. Anche se a volte devo fare i salti mortali per scrivere di storie che mi ispirano poco o nulla… Forse sono proprio quelli gli articoli più faticosi, perché meno intriganti.

Negli anni Settanta Topolino aveva tirature oggi fantascientifiche, come tanti altri titoli del periodo. Vi si trovavano storie sceneggiate e disegnate dai grandi Maestri, rubriche di approfondimento scolastico, articoli di famosi giornalisti. Oggi tutto questo è cambiato, un po' per seguire l'evolversi del linguaggio giovanile, un po' forse per questioni di marketing e politiche editoriali diverse della Disney rispetto all'allora Mondadori.
Al di la dei contenuti extra fumetto, si può parlare di storie più banali e stereotipate oggi (una critica che leggo spesso su vari interventi di commento nella Rete) o è una diversa sensibilità di noi lettori più "attempati" che ci allontana dai contenuti odierni?

Me lo sono chiesto spesso. Scherzando, con i miei amici, dico sempre che per me il fumetto è morto nel 1947, con la fine della Golden Age. Ovviamente non è vero (si pensi ai formidabili EC horror comics degli anni Cinquanta!). Riguardo alle storie Disney, è obiettivamente difficile, se non impossibile, esaltarsi per chi in pratica ha già letto tutto il leggibile. In realtà qualcosa di buono c'è (penso alle storie di Casty, per esempio), ma certo il livello generale non si è alzato. Non so esattamente a che cosa questo sia dovuto… Forse è un fatto generazionale, un diverso approccio alla storia e alla narrazione per immagini che non riesce più a intrigarmi… Credo che un buon autore Disney dovrebbe avere una bella memoria storica di quanto di buono è stato fatto in passato, oltre che una conoscenza approfondita dei personaggi e delle loro idiosincrasie. Non trovo particolarmente positivo snaturare i personaggi, ma d'altro canto non è neppure positiva la banalizzazione a livello narrativo che emerge dalle storie prodotte da Egmont. Per quanto utilizzino il Topolino in calzoni corti ed abbiano disegnatori formidabili quali César Ferioli, il più delle volte le loro storie non vanno a parare da nessuna parte.

Qual è stato, a suo giudizio, il periodo migliore per i personaggi Disney in Italia? Quale potrebbe essere la fascia temporale da recuperare per un collezionista che non miri alla collana completa?

Il periodo che va dalla metà degli anni Cinquanta alla metà degli anni Sessanta, credo. Ovvero, il periodo del massimo splendore di maestri come Scarpa, Martina, Bottaro e Carpi. Questo sia dal punto di vista grafico, sia da quello delle sceneggiature, che si erano liberate del provincialismo di quelle precedenti (con le dovute eccezioni: vedi "L'Inferno di Topolino" e altre Grandi Parodie), e dunque offrivano un prodotto realmente valido a livello internazionale. Perché a un tempo attingeva alla migliore tradizione Disney USA e riusciva ad essere originale. Credo, per esempio, che le storie di Chendi e Bottaro con Pippo e Nocciola siano inarrivabili, così come i thriller di Scarpa quali "L'unghia di Kalì".

Oltre il mondo Disney, quali sono i fumetti che la appassionano?

Bè, in parte l'ho già detto… In generale, tutti i fumetti seriali avventurosi USA… Flash Gordon, Mandrake, The Phantom, Rip Kirby, Terry and the Pirates, Scorchy Smith… I miei disegnatori preferiti restano Alex Raymond, Ray Moore, Noel Sickles e Dan Barry. Poi, ovviamente, adoro i fumetti Disney… Gottfredson è il mio dio personale, seguìto a ruota da Barks, e poi Scarpa, Bottaro, Bradbury, Strobl, Murry, Rosa… Ho anche una particolare adorazione per il Bugs Bunny di Ralph Heimdahl e per i Flintstones di Gene Hazelton. Nell'ambito dei comic books, Batman è da sempre il mio personaggio preferito, mentre gli autori che prediligo sono Alex Toth, Wally Wood, Dick Sprang, Carmine Infantino, Reed Crandall, Will Eisner e poi Richard Corben, Mike Mignola, Gary Gianni e Darwyn Cooke. Per quanto riguarda il fumetto italiano, per me Magnus resta il più grande disegnatore di tutti i tempi. Ma adoro anche Pratt, Battaglia, Paparella e tanti altri.

Oggi i grandi personaggi classici che vanno per la maggiore nel collezionismo sono Tex Willer, Diabolik, Topolino, che riescono a spuntare comunque prezzi notevoli anche in periodi di crisi. Esistono poi fiammate temporanee e bolle che si sgonfiano da sole con personaggi di cui si perde interesse nel volgere di poco tempo. A suo giudizio quali saranno, tra i fumetti di oggi, i classici di domani nel collezionismo?

Non saprei… Non leggo più molto, in realtà, di quello che si produce oggi in Italia. Da quando Magnus e Pratt non ci sono più, ho perso i miei punti di riferimento. Detto questo, credo che il fumetto Disney possa sopravvivere ancora a lungo… così come Tex e Diabolik, che pure hanno una tradizione e una valenza transgenerazionale tutta loro. Ma a parte questi "mostri sacri", credo che in generale il fumetto dovrebbe sforzarsi di non soggiacere né alle leggi del mercato, né ai presunti gusti dei neolettori. Nel fumetto (a parte la crisi del medium cartaceo in quanto tale) si è verificato un po' quello che è accaduto con la televisione. Il livello si è abbassato, ma non perché - almeno credo - lo volesse il pubblico. Almeno a partire dagli anni Ottanta, la TV ha iniziato a veicolare non-valori e a perdere la sua valenza culturale e divulgativa, oltre che genuinamente spettacolare. E così ha fatto il fumetto, che resta in potenza un formidabile mezzo educativo-divulgativo. Si è un po' avviluppato su se stesso, disaffezionando il pubblico. Spesso si cerca la novità fine a se stessa, si creano storie che dopo essere state lette non lasciano niente, così come in TV si trasmettono programmi assolutamente insignificanti, di puro intrattenimento. Credo che gli autori dovrebbero "studiare" di più, prima di creare una storia… Il fumetto non è il jazz, che può vivere di improvvisazione. Se si cercasse di dare ai giovani un prodotto intellettualmente stimolante, storicamente accurato, forse i giovani (o almeno una parte di essi) si riaccosterebbero al fumetto. O forse no… Forse sono troppo presi a chattare su Facebook… Forse i loro genitori sono troppo impegnati nel proprio lavoro (se ancora ne hanno uno), e non hanno né il tempo, né la voglia di "imprintare" positivamente i loro figli come hanno fatto i miei con me…

Quali sono gli impegni futuri sui quali sta lavorando?

Da qualche mese sto lavorando a un catalogo dei libri illustrati Disney in Italia… Un'altra impresa titanica, che tuttavia mi dà grande soddisfazione. Ci sono poi in ponte altri progetti Disney, e altri ancora che riguardano autori USA ai quali vorrei dedicare una monografia…

C'è un sogno nel cassetto che ha come studioso del fumetto? E quello invece del collezionista?

Mi piacerebbe molto pubblicare un libro sui grandi autori dei funny animals americani, da Jack Bradbury a Gil Turner, da Ken Hultgren a Harvey Eisenberg… Oppure realizzare delle monografie su alcuni di loro. Come collezionista, spero sempre di trovare i pezzi che mi consentano di completare le mie raccolte, magari (come capitava un tempo!) inaspettatamente, su una bancarella, a un prezzo assolutamente irrisorio. Un sogno, appunto.

 

(Ringrazio Alberto per la disponibilità e la cortesia dimostrataci, e il nostro prezioso amico Massimo Bonura per la collaborazione all'intervista)


 

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Alberto; Becattini: intervista; Disney; funny animals;
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questo articolo è stato scritto da
Sandro Pescara

 


 

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